Non chiamateli scarabocchi!

RUBRICA | "Mercoledì grandi pensieri per i più piccoli": consigli per pensare e crescere a cura dello studio di psicologia e psicoterapia "Related" 3

Questo articolo vuole essere un piccolo aiuto per le mamme e i papà che cercano di attribuire un significato agli infiniti disegni che ogni giorno fanno i loro bambini. E’ importante non agire una interpretazione deterministica perché ogni simbolo non ha un significato preciso.

La simboleggiata presente nei disegni dei bambini infatti non va presa alla lettera, ma inserita in un’osservazione più ampia che tenga conto dell’età, della maturità del bambino e delle situazioni contingenti che sta vivendo.

Il disegno può essere quindi inteso come una forma di comunicazione, ovviamente, non verbale e un modo che il bambino ha per esprimere sé stesso. I bambini disegnano non solo per gioco ma anche per scaricare dell’energia in eccesso, il disegno diviene così anche strumento di canalizzazione delle sensazioni ed emozioni percepite.

Tramite il disegno è possibile eludere alcuni meccanismi difensivi ed è importante, oltre a motivare il bambino a disegnare liberamente, fare delle domande al bimbo su ciò che ha disegnato.

Certamente il linguaggio verbale è più “ semplice” da interpretare rispetto a quello non verbale ma in entrambi i casi possiamo capire e comprendere il carattere, il temperamento, le emozioni e i sentimenti dei nostri figli.

Per quanto riguarda la comunicazione non verbale tramite disegno possiamo identificare orientativamente tre fasi di sviluppo:

  • motoria (fino a 2 anni e mezzo circa): lo scarabocchio permette di scaricare energia con gesti sempre più consapevoli e controllati;
  • rappresentativa (fini a 4 anni circa): lo scarabocchio si evolve in un disegno più intenzionale, ma rappresenta ancora la realtà così come percepita dal bambino;
  • figurativa (fino a 11 anni circa): si passa dal realismo intellettuale (il bambino disegna la realtà così come la conosce e riesce a riprodurla) al realismo fotografico (il bambino inizia a riferirsi alla realtà come realmente è). 

 

Vediamo più nel dettaglio quali sono gli elementi da osservare.

  • L’utilizzo del foglio

Osserviamo se il bambino utilizza tutto il foglio o solo una parte e in questo  secondo caso osserviamo in quale parte del foglio disegna prevalentemente il bambino.

Un foglio ben occupato potrebbe rivelare estroversione e buon adattamento, un foglio poco occupato introversione e insicurezza; così come travalicare il foglio potrebbe esprimere il bisogno di essere al centro dell’attenzione.

  • Il tratto

E’ regolare e sicuro oppure incerto e irregolare? Nel secondo caso potrebbe essere indicativo di introversione, rabbia, aggressività o ansia.

  • La pressione

Una pressione debole potrebbe indicare sensibilità e timidezza, mentre una pressione molto forte potrebbe essere rappresentativa di irruenza ma anche di entusiasmo e grinta.

  • I colori

Ciascun colore suscita in noi degli stati d’animo, lo sa bene chi si occupa di marketing. Osservate quindi quali colori utilizza maggiormente il vostro bambino e con quale frequenza li utilizza. Usa colori caldi? Usa colori freddi?

Correlate sempre tutti gli elementi. Se usa il rosso non significa necessariamente che sia arrabbiato!

I simboli

Non ci soffermeremo su questo aspetto perché richiederebbe un articolo a parte.

Ci limitiamo a fare un breve elenco dei simboli più utilizzati senza approfondirne le sfaccettature.

  • Sole: spesso simboleggia la figura paterna
  • Figura umana: rivela come un bambino percepisce sé stesso
  • L’albero: rappresenta l’io più profondo
  • La casa: rappresenta la relazione tra la propria famiglia e il mondo esterno

In conclusione, possiamo quindi affermare che non esiste un’unica interpretazione ed è molto importante non cadere nell’errore deterministico A significa X. Non è così e per questo abbiamo utlizzato solo verbi condizionali, potrebbe indicare, potrebbe significare etc.

Fatta tale premessa, il disegno rimane uno strumento utile che può darci delle indicazioni e aiutarci a comprendere meglio il nostro bambino, attraverso la lettura di tutti gli elementi nel loro insieme.

In qualsiasi modo venga fatto il disegno ricordiamoci che ha sempre un grande ruolo di comunicazione non verbale tra noi e il bambino e che lui con quel rappresentazione grafica vuole comunicarci qualcosa che a voce non riesce e allora utilizza il metodo a lui più facile e divertente: il disegno!

Bibliografia

  • Federici Paola, “Gli adulti di fronte ai disegni dei bambini”, FrancoAngeli, 2005
  • Crotti Evi, Magni Alberto, “Non sono scarabocchi”, Red Edizioni, 2002
  • Leonardo Marletta “L’interpretazione dei colori” Ed Urano III ed. 1982

 

Laura Corti – Educatrice Professionale

Veronica Chantal Bertarini – Psicologa, Counselor e Mediatrice Famigliare

Scritto per la rubrica “Grandi pensieri per i più piccoli” di Lecco4children

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